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signora anziana

Jeanne Calment, sulle orme di Matusalemme

LE BUONE NOTIZIE ANNO XI - N. 2, FEBBRAIO 2014

Jeanne Calment, sulle orme di Matusalemme
L’avvocato francese André Francois Raffray credeva di aver fatto un affare quando, nel 1965, stipulò un contratto con la Signora Jeanne Calment: si trattava di una specie di nuda proprietà, chiamata “en viager”, che comportava l’obbligo di versarle un vitalizio. All’epoca lui aveva 47 anni e lei ne aveva 90. Secondo ogni logica, dunque, si sarebbe trattato di un impegno economico di breve durata. Ma le cose andarono diversamente: l’avvocato morì nel 1994 all’età di 74 anni, lasciando il debito alla vedova, mentre la signora Calment morì nel 1997 dopo aver vissuto 122 anni e 164 giorni. Madame Jeanne Calment è, pertanto, l’essere umano che sia vissuto più a lungo o, perlomeno, per la quale esiste la documentazione anagrafica che ne attesti la nascita e la morte. Jeanne Calment era figlia di un commerciante, il quale aveva una mesticheria ad Arles in Francia e da ragazzina aveva anche conosciuto Van Gogh che in quel negozio acquistava i colori. Quando morì Victor Hugo, la piccola Jeanne era a Parigi il primo giugno 1885 assieme alla famiglia, per assistere al funerale del secolo che vedeva la Francia intera dare l’addio al suo “poeta sovrano”. Ormai rimasta sola, all’età di 110 anni Jeanne Calment decise di andare a vivere in una casa di riposo e divenne anche l’attrice più anziana di tutti i tempi quando interpretò se stessa in un film, avendo raggiunto la veneranda età di 114 anni. A 85 anni aveva cominciato a praticare la scherma ed a 100 anni andava ancora in bicicletta. La Bibbia racconta che Abramo visse 175 anni, Isacco 180 anni e Mosè 120 anni. Per non parlare di Matusalemme, il nonno di Noè, che sarebbe vissuto 969 anni. La longevità è, dunque, longevità, dunque sempre stata tenuta in considerazione: essa è una benedizione ed è una più che legittima aspirazione. Jeanne Calment era un’accanita fumatrice e smise solo all’età di 118 anni, ma il fumo è nocivo: esso è responsabile di bronchite cronica, di insufficienza respiratoria, di alcuni tumori polmonari, di aterosclerosi e, quindi, anche di ictus ed infarto miocardico. Si tratta di un esempio da non seguire in quanto contrario a quello che è uno stile di vita sano. L’eccezione, si sa, non fa la regola e c’è da dire che la nostra vegliarda era, evidentemente, quasi indistruttibile! Questa Donna è, tuttavia, la prova vivente che è possibile arrivare e, persino, superare i 120 anni almeno per il genere femminile. La cucina francese è ricca di cibi grassi: burro, formaggi e paté: sono cibi che contengono acidi grassi saturi, che rappresentano un autentico attentato alle coronarie. Ma in Francia la percentuale di mortalità per infarto miocardico è più basso di quello degli Stati Uniti e ciò va sotto il nome del “paradosso francese”. Si pensa che la spiegazione sarebbe da ricercare nel consumo (moderato!) di vino rosso.  Il vino rosso, infatti, contiene resveratrolo che è un antiossidante presente nella buccia dell’acino d‘uva. Si tratta di una sostanza che alza il colesterolo HDL - quello buono, “lo spazzino delle arterie” - e che possiede una spiccata azione antiossidante ed antinfiammatoria. È probabile che alcuni di coloro che nascono ora e molti di quelli che nasceranno nei prossimi anni, potranno arrivare a 120 anni e chissà se ciò vorrà dire che si andrà in pensione a 100 anni! Una cosa è sicura: una longevità di questo tipo creerà non pochi problemi alle casse dello Stato. L’Italia ha il numero più elevato di ultracentenari al mondo, assieme al Giappone con i residenti di Okinawa. L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale: basti pensare alla dieta mediterranea: un’autentica salvavita: pasta, legumi, cereali, verdure, frutta, pesce azzurro ed olio d’oliva. E di olio d’oliva Jeanne Calment era davvero ghiotta oltre a mangiare quantità industriali di cioccolata fondente: altro cibo ricco di antiossidanti. Alla dieta mediterranea, riconosciuta in tutto il mondo per l’impatto positivo che essa ha sulla salute, bisogna aggiungere anche l’attività fisica: una camminata di buon passo: mezz’ora, meglio se tutti i giorni. Jeanne Calment si definiva “dimenticata da Dio” e diceva di se stessa: “quando morirò, morirò in buona salute”. Era una vecchietta alta un metro e mezzo, gracile e piuttosto sorda, ma un giorno d’estate, era il 4 agosto del 1997, la morte la colse nel suo letto. D’altronde, diceva lo scrittore ed umorista americano Mark Twain: “il letto è il posto più pericoloso del mondo: vi muore l’80% della gente”. Solo in questo ha rispettato le statistiche Jeanne Calment, passata alla storia per la sua eccezionale longevità.

Stefano Crooke

anziani in salute

La vecchiaia non deve essere una condanna (il pensiero di un geriatra)

LE BUONE NOTIZIE ANNO IX - N. 4, APRILE 2012

La vecchiaia può fare paura, specie in una società in cui il modello è giovane e aitante. Tuttavia, come ha detto lo scrittore e critico Charles de Sainte-Beuve: “la vecchiaia è l’unico sistema che si sia trovato per vivere a lungo” Ma quale vecchiaia? Ed infine che cosa è ciò che noi chiamiamo “vecchiaia”?

L’invecchiamento non è uguale per tutti così come le persone non sono uguali tra di loro. Anzi ognuno di noi è unico ed irripetibile.

La vecchiaia non è una malattia per il semplice fatto che essa colpisce tutti.

Ma da che cosa siamo colpiti? Za Za Gabor, bellissima attrice degli anni passati e grande “intenditrice di uomini” (se non altro per aver avuto nove mariti) ha detto una cosa molto giusta: “l’età è un incidente anagrafico”. Così ci possiamo consolare un po’: la vecchiaia non è, se vogliamo, avere molti anni. Anche il concetto stesso: “molti anni” è assolutamente relativo. Poco tempo fa ho visto un filmato in cui intervistavano  iovanissimi: 14/15 anni sull’uso di sostanze stupefacenti e alla domanda: “dove vi viene  offerta la droga?” rispondevano “in discoteca dove vi sono anche dei vecchi di 28/30 anni!  

Un uomo di 60 anni è ancora “un ragazzo” per un geronte di 98 anni e forse Sophia Loren, splendida 77enne, prenderebbe a borsettate chiunque osasse definirla: “anziana” o peggio ancora “vecchia”. Avere, dunque, molti anni non è condizione sufficiente per definire una persona anziana. Ciò che ci deve fare paura non è il calendario, inteso come il passaggio o l’accumulo di primavere e neanche si deve vivere una malattia cronica come una specie di condanna. E’ la cattiva gestione di queste malattie che può portare a disabilità e, in fin dei conti, questa è lo spettro che abbiamo della vecchiaia, intesa come un periodo che precede la fine dell’esistenza in cui vi sarebbe l’inevitabile decadenza fisica e mentale. Nulla di più sbagliato: sino a qualche anno fa la definizione di “salute” data dall’OMS  Organizzazione Mondiale della Sanità), era lapidaria: “la salute è l’assenza di malattia”. Così non è, per fortuna! Oggigiorno vi sono numerosi 80enni che sono ipertesi, diabetici, artrosici ecc. che guidano l’automobile, ballano fanno trekking e msesso. Infatti, la  definizione attuale di salute data dall’OMS è “benessere psicofisico” così va meglio! Il 2012 è stato proclamato, dalla Commissione Europea: l’anno “dell’invecchiamento attivo”: invecchiare bene si può.

La televisione ed i giornali sono pieni di utili consigli per uno stile di vita sano: camminare di buon passo per mezzora al giorno abbassa la glicemia, migliora il rendimento cardiaco e tonifica i muscoli.

La passeggiata va associata ad unadieta sana, povera di grassi di origine animale con pasta e olio d’oliva, verdure e frutta fresca: la dieta mediterranea. Il nostro stile di vita:  “fattoremodificabile”, interagisce con il nostro patrimonio genetico “fattore non modificabile” e può ritardare o evitare l’inizio di malattie del metabolismo o cardiovascolari alle quali potremmo essere predisposti. Ciò che dobbiamo temere ed evitare è la disabilità che nasce, appunto,dall’interazione tra gli effetti del normale invecchiamento e l’effetto delle malattie sugli organi ed apparati. La persona anziana è più vulnerabile, perché ha ridotte capacità di adattamento allo stress. D’altronde l’ ambiente, inteso in senso biologico e psicologico può facilmente apparire od essere ostile, ma i dispiaceri e lepre occupazioni possono ridurre le difese immunitarie. è anche per questo che vi sono giovani anziani, persone precocemente invecchiate ed anziani giovani che dimostrano molti anni dimeno. Esiste, infatti, un’età anagrafica ed un’età biologica e ciò dipende, certamente dal patrimonio genetico, ma anche dalla serenità con cui si affronta la vita. La zona del cervello interessata dalla depressione è, ad esempio, la stessa della demenza neuro degenerativa. Il cervello di un geronte lucido e brillante, presenta, dal punto di vista neuro biologico, molti punti in comune con il cervello della persona giovane affetta da demenza. L’invecchiamento, quindi, è essenzialmente una perdita di funzioni ed è per questo che, in geriatria, vengono valutate oltre allo stato clinico, anche le capacità della persona anziana a svolgere gli atti quotidiani della vita come ad esempio, lavarsi da sola, vestirsi senza bisogno di aiuto ecc. nonché l’autonomia nella mobilità: l’equilibrio e l’andatura. Ovviamente attraverso alcuni test psicometrici vengono valutatele capacità cognitive e lo stato affettivo e dell’umore. Chi invecchia con uno spirito giovane può godersi una lunga vecchiaia perché “la gioventù” non ha età.

Stefano Crooke

tornado eroe con il turbante

Tornado con il turbante

LE BUONE NOTIZIE ANNO X - N. 6, GIUGNO 2013

Tornado con il turbante, uno strano eroe

Lo chiamano “Turbaned Tornado”: il tornado con il turbante e, lo ammetto, è lui il mio eroe.
Pesa 52 kg, è alto un metro e 73, ha una lunga barba bianca ma, soprattutto, è il maratoneta più vecchio del mondo avendo, da poco, compiuto 102 anni.
Ha corso a Hong Kong la sua nona maratona lo scorso febbraio, impiegando
un’ora 32 minuti e 28 secondi per percorrere la distanza di 10 chilometri.
Non è mancato il tifo di un centinaio di sostenitori che si fanno chiamare: “Sikhs
in the City” e l’impresa è stata portata a termine dopo una pericolosa ‘sbandata’
e con una sosta al sesto chilometro per una pipì. 
Si chiama Fauja Singh, è nato in India, nel Punjab, il 1° aprile 1911, è analfabeta e parla solo punjabi. Vive nel Regno Unito, è cittadino britannico ed ha persino migliorato di 30 secondi il suo tempo rispetto alla medesima corsa dell’anno scorso, ma, come conviene ai grandi, non era soddisfatto.
“Perché alla mia età si sente la concorrenza e tutto si fa più difficile”. “Perciò - ha
aggiunto servendosi di un interprete per l’inglese - credo di dovermi ritirare
anche se sono ancora in forma”.
Non è chiaro, ma pare che il Vegliardo possa cambiare idea. Me lo auguro!
La sua carriera è stata straordinaria: 9 maratone tra le quali quelle di Londra e di
New York ed ha, persino, portato la fiaccola olimpica ad Atene nel 2004 ed a
Londra nel 2012. In Canada, lo scorso anno, ha corso la Maratona di
Toronto: 42,195 km col tempo di 8 ore 11 minuti e 5.9 secondi. Non è, tuttavia,
entrato nel Guinness dei Primati, come il maratoneta più vecchio del
mondo, per la mancanza del certificato di nascita. A nulla, infatti, sono serviti
il passaporto britannico e la dichiarazione del ministero indiano attestante la
mancanza dell’anagrafe nel 1911.
Ha cominciato a correre a 89 anni dopo aver perso la moglie ed un figlio; mangia poco, beve molto tè verde (ricco di antiossidanti) è vegetariano ed il suo motto è: “run for a reason” (correte per un motivo) e lui il motivo l’ha trovato.
Al termine della Maratona di Hong Kong ha, infatti, donato il premio: 160.000
dollari, moneta locale - corrispondenti a circa 16.000 euro - ad un’associazione
di sportivi disabili. Questo ex agricoltore di fede sikh è il perfetto esempio dell’interazione tra il patrimonio genetico, che va sotto il nome di genotipo
e l’ambiente. Il risultato è il fenotipo. Entrambi (geni e stile di vita) sono importanti per il buon invecchiamento ma, pare, che i fattori ambientali incidano
per il 60-70 %. Tuttavia per invecchiare come il nostro maratoneta, è fondamentale anche mantenere una buona serenità interiore. Proprio come ha fatto lui: perché è questo, infatti, ciò che consente al cervello di tenere sotto controllo il sistema immunitario. A qualcuno potrebbe venire la tentazione di indossare scarpe da corsa e di imitarlo già da domani, ma attenti al cuore: Fauja si allena tutti i giorni correndo 15 chilometri e lo fa sotto controllo medico. Ci vuole un fisico bestiale o bisogna essere come il nostro Campionissimo: un cocciuto vegliardo, magro come un grissino, con una lunga barba bianca ed il turbante in testa.
Stefano Crooke

ottimismo

La vita? Meglio condirla con ottimismo

LE BUONE NOTIZIE ANNO IX - N. 8, OTTOBRE 2012

La vita è meglio condirla con ottimismo

Qualcuno ha detto: “Non c’è schiavitù migliore di essere prigioniero della Speranza”. E’ un pensiero Assolutamente condivisibile in geriatria. A pensarci bene, la vita è fatta di una serie enorme di eterni opposti: giorno/ notte, alto/basso, bello/brutto… Così da sempre si affrontano e si confrontano nell’animo umano due sentimenti: ottimismo e cinismo. Per il cinico l’ottimista è, nella migliore delle ipotesi, un povero illuso mentre, nella peggiore, egli ha anche l’aggravante di essere un perfetto stupido. Di qui nascono, dunque, la malvagità dell’uomo e la furbizia che inducono l’essere umano a considerare facile preda chi non dimostra di affrontare la vita a muso duro. Con la medesima  facilità, tuttavia, il mondo, inteso come il nostro “mondo psicologico” e la realtà che ci circonda, vengono divisi in amici e nemici; questi ultimi, spesse volte, immaginari e dai quali noi ci dobbiamo “difendere”. Tutto ciò rende l’uomo brutto e la vita una galera. La persona anziana nella visita geriatrica viene valutata non solo sotto il profilo clinico, ma anche sotto l’aspetto socioambientale, nonché dal punto di vista del suo umore e del suo stato affettivo. Si tratta, insomma, di una valutazione Bio- Psico-Sociale con la finalità di comprendere le autonomie nella vita quotidiana che sono state perse e che cosa si può fare per recuperarle. Tale criterio che va sotto il nome di “Valutazione Multidimensionale”- essendo diversi i domini da esplorare – comporta la somministrazione di un test per la depressione. In uno dei test più frequentemente utilizzati a tale scopo, si pone al paziente la seguente domanda: “pensa di essere in uno stato senza speranza?” Se la risposta è affermativa ciò è indice di depressione. Chi non spera, facilmente dispera. L’ottimismo non esclude il realismo, ma consente di trovare una via di uscita da un problema, od anche l’accettazione del problema stesso. Il “negativismo”, invece, taglia le gambe, svuota l’uomo delle sue energie e lo espone ad una riduzione delle difese organiche e quindi a malattie ed alla morte. Non è per nulla la stessa cosa vedere il bicchiere mezzo pieno e vederlo mezzo vuoto: nella seconda ipotesi si vive meno bene e ci si fa più male. Il cinismo è parte integrante della matrice stessa della potenziale malvagità del genere umano e, giustamente, il sociologo e filosofo francese, Jean Baudrillard, morto nel 2007, aveva scritto: “L’Africa ha l’aids, l’America del Sud ha la droga, l’Islam ha il terrorismo, il Terzo Mondo ha il debito. Gli unici successi dell’Occidente sono i virus elettronici ed il crack della Borsa”. Questo è ciò che succede all’uomo, alla società umana quando si vive senza speranza o si spera nelle cose sbagliate. L’ottimismo fa, quindi, bene a noi ed a chi sta intorno a noi. Nessuno vorrebbe che si dicesse di noi stessi ciò che ha scritto nel libro “La Volpe e l’Uva”, il giornalista, scrittore ed aforista Roberto Gervaso: “E’ morto col sorriso sulle labbra. Altrui”.

Stefano Crooke

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